tradimenti
Una notte ad Amsterdam
Nebbiatrasparente
11.04.2026 |
130 |
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"Quell'uomo mi invitò a seguirlo nella sua camera d'albergo mentre mio marito restò fuori ad aspettarmi, dopo esserci spogliati mi prese come si fa' con una vera escort e mi fece sua per ore, più..."
Non era un gioco nato per caso.Ne avevamo parlato per settimane, forse mesi. Sempre a metà tra il desiderio e la paura, tra l’eccitazione e quella sottile linea che separa ciò che si immagina da ciò che si vive davvero.
“E se lo facessi davvero?” gli avevo chiesto una sera, quasi sussurrando.
Lui non aveva risposto subito. Mi aveva solo guardata in quel modo che conoscevo bene—profondo, curioso… e acceso.
E così siamo arrivati a quel giorno.
Amsterdam sembrava fatta apposta per perdersi, per diventare qualcun altro. Io lo ero diventata. Non più solo sua moglie, ma una donna che decideva di offrirsi… per scelta, per desiderio, per scoperta.
Ricordo ancora il momento in cui mi sono preparata. L’abito aderente, il profumo più intenso del solito, lo sguardo allo specchio che non riconoscevo del tutto. C’era qualcosa di diverso nei miei occhi: più sicurezza, più fame.
E lui era lì, dietro di me.
Non mi toccava. Non serviva. Sentivo la sua presenza come una corrente sulla pelle.
“Sei sicura?” mi chiese.
Sorrisi appena.
“Forse no… ed è proprio questo il bello.”
Quando uscii da quella stanza, il cuore batteva forte. Ogni passo era una scelta. Ogni sguardo che incrociavo sembrava più pesante, più carico di significato.
E poi arrivò lui.
Non lo conoscevo. Ed era esattamente ciò che volevo.
Il modo in cui mi osservò… lento, attento… mi fece sentire vista in un modo nuovo. Non come moglie, non come compagna. Ma come donna. Desiderata, scelta, cercata.
E in quel momento capii che la vera trasgressione non era ciò che stavo facendo.
Era ciò che stavo provando.
Quell'uomo mi invitò a seguirlo nella sua camera d'albergo mentre mio marito restò fuori ad aspettarmi, dopo esserci spogliati mi prese come si fa' con una vera escort e mi fece sua per ore, più volte e senza freni con una dotazione di tutto rispetto e duraturo.
Sentivo ancora mio marito, anche se non era lì accanto a me. Era nella mia testa, nel mio respiro, in quella libertà che mi aveva concesso… o forse che ci eravamo concessi insieme.
Ogni parola, ogni gesto, ogni distanza accorciata… tutto diventava più intenso proprio perché carico di quel confine invisibile che stavamo attraversando.
Non c’era vergogna.
Solo consapevolezza.
E mentre mi lasciavo andare a quella versione di me che avevo sempre tenuto nascosta, capii una cosa che non avevo previsto:
non mi stavo allontanando da lui.
Mi stavo avvicinando in un modo completamente nuovo.
Quando tornai da lui più tardi, non servivano spiegazioni. I nostri sguardi si incontrarono, e in quell’istante c’era tutto: il rischio, il desiderio, la complicità… e qualcosa di ancora più profondo.
Qualcosa che non si può fingere.
Qualcosa che avevamo appena scoperto insieme.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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